novità editoriali

 

In questa pagina segnaliamo le principale novità editoriali

riguardanti il Friuli o edite in Friuli e - di seguito - 

pubblichiamo parti di opere edite o inedite.

Per evidenti ragioni di spazio, queste parti verranno nel tempo sostituite  con quelle seguenti. 

 

Questa  è la parte introduttiva di un libro in parte edito e in parte inedito, scritto da Gino di Caporiacco  e intolato "RICOGNIZIONE SU SOCIETA' FILOLOGICA FRIULANA, AUTONOMISMI VECCHI E NUOVI, FRIULANITA' POLITICA DAL1915 ALLE SOGLIE DEL 2000", parte questa ancora inedita.

Per una più agevole lettura, dopo questa introduzione, si vada nel link STORIA dove si trova  il capitolo "1915-1926: Due Friuli da riunire" (edito su "Ce fastu?").

Si passi al link GEOGRAFIA dove si leggerà il capitolo della parte intitolata "Pagine luminose", "Le carte geografiche del Friuli unito" (edito su "Sot la nape").

Per ultimo, fino all' aggiungersi di altri capitoli, si vada nel link POESIE dove si  leggeranno "Poesie politiche goriziane in friulano - fine secolo XIX",  la prima delle appendici inedite del libro.

Si segnala che è stata pubblicata su "Sot la nape", n. 2, anno 2000, pagg. 59-70 la prima parte del capitolo "1943-1948 - Cinque anni difficili", pubblicazione che continuerà nei prossimi numeri del periodico e che successivamente apparirà in questo sito.  

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INTRODUZIONE

 

Questo libro ha una struttura particolare.

Propone, infatti, documenti, articoli, verbali quasi sempre nella loro interezza, mai intervenendo con le forbici per estrarne brevi parti che servano a sostenere la tesi dell’autore.

Sotto questo profilo, ha anche il carattere di una antologia che si propone di fornire un contributo alla storia dell’autonomismo friulano, intendendosi per questo quello che non ha mai perso di vista i confini storici della Patria del Friuli e quindi si pose e si pone (se ancora esiste) congiuntamente i traguardi di ricostituire il Friuli nell’interezza territoriale e di far attribuire a questo distinto territorio autonomia.

Su quale forma di autonomia (di entità statale sovrana, federata, di regione con autonomia particolare o ordinaria o altro) non è il caso di indagare, perchè i progetti si presentarono e si presentano assai diversificati. In base a questo criterio, Pacifico Valussi – che alcuni individuano, con giudizi diversi sulla effettiva valenza, alle origini dell’autonomismo friulano – non verrà così considerato, perchè non è definibile a quale entità territoriale friulana egli intendeva si applicasse l’autonomismo, posto che vide le cose del suo tempo (morì nel 1893).

Lo ricordiamo, invece, perchè a lui si deve quella affermazione “Non è l’affetto alla piccola patria, ch’io so a tempo posporre alla grande ogni volta che ve n’è bisogno” che, risalendo al 1865, apparsa in “Il Friuli. Studi e reminiscenze”, pag. 74, affermazione che è la matrice di quella retorica del Friuli piccola patria nella grande patria, affermazione nella quale ancora si guazza.

Per noi la patria, grande o piccola che sia, è la patria, cioè la terra propria di un popolo, dove si è nati o che si è liberamente scelta e nella quale liberamente e consapevolmente ci si riconosce. Di piccola patria nella grande patria (spessissimo con spreco di lettere maiuscole) sentiremo in queste pagine altri – invece – parlare spesso.

 

Questo libro non pretende neppure di essere la storia di un primo periodo dell’autonomismo friulano, anche se – mettendo a capo uno scritto di Giuseppe Girardini del 1915 – indubbiamente pone un termine da cui muovere.

Questo incipit è fondamentale anche per potersi occupare delle vicende della Società Filologica Friulana, sodalizio che nel 1999 raggiunge il traguardo di 80 anni dalla fondazione, del quale – tuttavia — questo libro non intende essere la storia.

Non si propone un simile scopo perchè è stato pensato e realizzato intendendo ricostruire solo gli anni difficili della vita della Società , che sono stati individuati – nella prima parte – dalla fondazione al 1926 (cioè il periodo durante il quale il problema da affrontare fu quello di riunire due aree del Friuli prima divise tra Italia e Austria) e – nella terza parte – dal 1943 (occupazione tedesca del Friuli dopo l’8 settembre) al 1948 (inserimento nella Costituzione della decima norma transitoria che bloccava l’attuazione della regione autonoma a statuto speciale Friuli–Venezia Giulia).

Tra questi due fondamentali momenti – nella seconda parte – ci siamo occupati della realizzazione della Carta del Friuli unito (1923-1926); della posizione assunta dalla Società di fronte alla legislazione del regno d’Italia che faceva violenza alla onomastica e alla toponomastica che non fossero italiane e da come fu vista da Ugo Pellis la nuova politica di confine dell’Italia fascista.

Pagine di storia luminose e oscure.

Sono stati, inoltre, individuati alcuni episodi della vita della Società: reazioni della Filologica a una polemica suscitata da “Il Gazzettino” (1924) e a un discorso alla Camera di Paolo Orano (1930); infine uno strano invito allo scioglimento della Società del 1932.

Per la prima e per la seconda parte, ci siamo avvalsi, oltre che di documenti della S.F.F. pubblicati e di articoli tratti da giornali, della consultazione dei libri dei verbali della Filologica che – del tutto inediti – ci hanno fornito documentazione e spunti.

Affrontando i periodi 1919-1926 e 1945-1948 ci siamo fatalmente imbattuti nelle questioni relative alla vocazione all’autonomismo dei friulani.

Vocazioni che sono state anche parte della nostra vita, dal 1967 e quindi per più di 30 anni, e per le quali abbiamo sempre desiderato ricercare le vere fonti ispiratrici.

In questo scorcio di tempo, nel quale tutti, in Friuli, si dicono autonomisti e noi abbiamo, qualcuno dirà finalmente, abbandonato le scene della politica attiva, ci è sembrato ancora più doveroso e giusto cercare di mettere un po’ d’ordine anche nelle nostre idee.

E abbiamo scoperto che una vera storia dell’autonomismo friulano è ancora tutta da scrivere.

Certo è , da quello che ci appare, che molte convinzioni e certezze vanno riviste, molti meriti e colpe ridistribuiti.

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