Prima di leggere questo testo, si passi dal link LIBRI
POESIE
POLITICHE
GORIZIANE
IN
FRIULANO
(FINE
SECOLO XIX)
La
grafia è quella originale.
I
testi (presentazioni e note) sono proposti inalterati.
Nel corso delle nostre ricerche per trovare documenti di friulanità goriziana, ci siamo imbattuti in un certo numero di componimenti in rima in lingua friulana di chiara intonazione patriottica italiana e di spiccato carattere antisloveno.
Tutti sono stati pubblicati, alla fine del secolo XIX, su "Pagine friulane", rivista che si stampava a Udine, quindi nel Friuli italiano.
Si tratta di documenti interessanti per verificare il "clima" di uno scontro allora in atto in riva all'Isonzo tra opposti nazionalismi, ma questo aspetto ci interessa ben poco: siamo infatti convinti che i due nazionalismi, quello italiano e quello sloveno, abbiano fatto abbondantemente il loro tempo e che oggi dobbiamo invece guardare all'Europa. Avanti, quindi, e non indietro.
Questi componimenti in rima (il loro valore letterario ci pare scarso, ma lasciamo ai competenti il giudizio) sono per noi una interessante documentazione perché dimostrano che nel Friuli austriaco la "friulanità" - fino alla fine della guerra 1915-1918 - era fortemente affermata e intesa sinonimo di "italianità" (altri esempi i lettori troveranno anche in "Venezia Giulia la regione inesistente"), e non serviva a nessuno allora dirsi "isontini" o - peggio - "giuliani".
Dimostrano anche la forza viva della lingua friulana a Gorizia, lingua usata per quella contrapposizione politica fortemente condizionata dal nazionalismo: un uso diverso da quello al quale siamo abituati a leggerla.
Aiutano anche a capire le difficoltà di dialogo tra friulani e sloveni (altri esempi il lettore troverà - per parte friulana - in scritti di Ugo Pellis, uno dei "fari" della Società Filologica Friulana, nei primi anni di affermazione del fascismo), perché sicuramente gli sloveni furono indotti, dopo che nel 1919 erano finiti nel regno d'Italia, a vedere in quella friulanità un forte elemento di pericolo e una chiara minaccia di sopraffazione.
Quanto queste riflessioni possono aiutarci oggi lo lasciamo stabilire a chi legge.
A noi è parso interessante levar dalla polvere dell'archivio queste rime per offrirle come documenti. Non intendono, per noi e lo sottolineiamo, avere altro scopo.
g.d.c.
************
Da "Pagine Friulane" Anno VII n. 7 del 9 settembre 1894
LIS FANTATIS FURLANIS E LA LEGHE NAZIONAL.
(Dal Corriere di Gorizia).Laltre dì mincontrà Toni
E mi à ditt a basse vôs:
Scolte, biele Mariutine,
Ustu vêmi par morôs?
Prin di dutt, sìntimi fradi
Rispuindèi cun serietât:
Lu cognostu il patt bielissim
Des fantàtis zà zurâd?
Miôr pluitòst fin che sin vivis
Pestà laghe tal mortâl
Che sposà cui no lè sozio
De la Leghe Nazionâl.
Di che Leghe benedete,
Di che sante istituzion
Che ha par scopo la difese
Del lengazz de la Naziòn.
Che Naziòn cussì gloriose
Che à spandùd la civiltât.
E mediant i sièi grançh ùmin
Dutt il mond ha illuminâd.
Ài zurad fin ch o soi vive
Pesti laghe tal mortâl,
Ma no çhol se non un sozio
De la Leghe Nazionâl.
Dopo vè pensâd un frègul,
Mi rispuìnd: Mariute mè!
Jò no soi ançhemò sozio,
Lu sarai cul di di uè.
E i dirai a duçh i zovins
Che si uèlin maridà:
Fàivit sòzios de la Leghe
Se uarês po cumbinà.
Lis fantatis le han zuràde:
Péstin laghe tal mortâl,
Ma no spòsin cui no è sozio
De la Leghe Nazionâl.
Mi soi dute consolade
A une tâl diclaraziòn.
Lu çhalai ben fiss in ciere,
E i disèi cun ambiziòn:
Cumò sì che lìn daccordo!...
Toni çhar, jò ti uèi ben;
Cul jentrà te Sante Leghe
Del miò amôr tu sês fatt dèn.
Jò pluitòst fin ch eri vive
Pestavi aghe tal mortâl,
Che sposàmi cun tun zòvin
Fûr de Leghe Nazionâl.
************
Da "Pagine Friulane" Anno X n. 1 del 28 marzo 1897
Il dialetto nelle lotte politiche e nazionali.
Contemporaneamente alle nostre, seguirono le elezioni politiche anche nel Friuli orientale e nellIstria. E, coincidenza curiosa, tanto qui da noi, come in quelle terre, il dialetto fu assurto a dignità di arma politica durante e dopo la lotta.
Nel Friuli nostro, il Cittadino Italiano clericale e il Paese radicale stamparono articoli (e il Cittadino, anche versi) in friulano: quello per consigliare lastensione dal voto, il Paese per raccomandare il proprio candidato avv. Girardini. Di più, si stamparono circolari in veneto-friulano pro Brazzà, ed in friulano contro Brazzà ed in favore del conte de Asarta; e qualche proverbio friulano fu intercalato anche negli avvisi. A Trieste, le canzonette per le splendide vittorie dei candidati italiani abbondarono.
Anche a Gorizia, durante le elezioni, si stamparono articoli e proclami in vernacolo, e si cantavano poi villotte doccasione, le quali siamo lieti di qui riprodurre, andando esse ad aumentare il numero, veramente scarso finora, delle villotte friulane aventi carattere politico. Come vedranno i lettori, queste di Gorizia rispecchiano le diverse fasi della épica lotta sostenuta dai friulani della provincia contro gli slavi invasori e chi li sosteneva o favoriva:
Mi diseva me morosa:
Uèi bussati, ma a un sol pàt
Che mi contistu stasera
La sconfitta di Buját . (1)
Oh chantèt chantèt vittoria!
L è plombât il Nabergoi. (2)
Ca a Gurizza e ne lis Bassis
Di content a vâin i voi.
Benedeta sei che stela
Che nus j à uedì protèt!
La vittoria la plui biela (3)
Oh furlans çhantêt, çhantêt!
Coronini e compagnia
Seso a pico, seso fuçh (?),
L è finida la baldoria
Us lè lada propri a sdruçh.
Tornàit su ne lis montagnis
Frizêt ben nel uestri grass
Che nualtris ben di voja
Sberlin viva Verzegnass.
Viva viva l armonia!
Con Triest e cul Friul
No si scherza, e ves provada;
Lèt a çholsi duçh in c...
E Gurizza ben contenta,
L amor propri soddisfàt,
Manda a duçh un fuart eviva
E dos onzis al cont matt. (4)
(1) Bujatti, candidato degli slavi rimasto in
tromba, contro Lenassi Alfredo, eletto deputato delle città e
borgate il 18 marzo 1897.
(2) Nabergoi ex deputato del territorio di Trieste, nemico
acerrimo degli italiani. Spuntò in sua vece il Mauroner,
patriota triestino, deputato del III collegio di Trieste.
(3) Grande vittoria goriziana. Elezione di Francesco Verzegnassi.
(4) Conte Alfredo Coronini, conosciuto pelle sue eccentricità.
************
Da "Pagine Friulane" Anno X n. 9 del 5 dicembre 1897
VIVA GURIZZA!
Che tórnin su a Tirnova
Chei mostrôs dal zakaj,
A noàltris di Gurizza
Nûs basta il folc ti trai.
Ma bandonìn lis ciàcaris
Pensìn un pôc ai fazz:
No val doprà la lenga,
Bisugna doprà i brazz.
Mettìnsi duçh d accordo
Ognun come che al po;
Netìn dai sclavs Gurizza,
Culì sin parons no!
Nus mètin zà la brena
Nus mètin i bragòns...
E noaltris di Gurizza
Sarino tançh minciòns?
Fasin come fas l Istria
Lascino sta il naprei,
Doprìn la nestra lenga
Si ciatarìn za miei.
E lor come una volta
Che dòprin il furlan
Se vuèlin fassi intindi;
Se no, che stèin lontàn.
In dutt vûl la concordia,
La lega nazional;
E rivarìn a un epoca
Di vivi manco mal.
Che tòrnin su a Tirnova
Chei mostròs dal zakai;
A noaltris di Gurizza
Nus basta il folc ti traj.
Viva Gurizza, evviva!
Evviva i Gurizzans!
Viva Favetti, evviva!
Evviva i bogns furlans!
************
Da "Pagine Friulane" Anno XI n. 10 del 9 gennaio 1898
Su lis vôs
che l è nomenad Monsignor G. B. FLAPP
arcivescul di Gurize (1)
Mi contin, tan ch al foss un fatt sigur,
Che l è stàd nomenàd Monsignor Flapp
A vescul di Gurize un om di cur:
Che se anchie il so cognon al sune flapp,
Uèlin mo dì ch al sei plui sald di un mur.
Saress ben ore che la glesie un clapp
Par fondamente e vess, ch al tegni dur
Cuintri lis menis del partit crovatt!
Ch al foss imparizal e indipendent,
Bon ma no debul, e pietôs e sclett,
Ch al restass de giarnazie, un ver furlan.
Cussi di ciart il so nom henedett
Saress scolpid nel cûr e nella ment
Di ogni bon patrïote gurizàn.
P.
(1) Voci, poi, smentite, pur troppo, dai fatti.
************
Da "Pagine Friulane" Anno XI
n. 1 del 5 maggio 1898
VILLOTTE GORIZIANE
In questultimi tempi, la città di
Gorizia si trova a combattere una lotta accanita contro i
discendenti dAttila, gli slavi, che unaltra volta
vorrebbero distruggere quanto cè di bello in queste nostre
terre italiane.
Contro questa prepotenza si combatte giorno per giorno, e sono
affratellati nellepica lotta i patrioti del Friuli, di
Trieste, dellIstria e della sventurata Dalmazia.
Nelle diverse manifestazioni popolari che rispecchiano la
presente situazione, centra la poesia in forma di villotte
ed io ve ne do qui alcune, promettendovi di raccoglierne anche in
seguito.
C. A. P.
Ah son brùz i timps che corrin!
Il sclavàt ul fa l paron.
Ma nualtris no sin pioris,
No ï darin mai plui reson.
Oh Gurizza lè ben nestra,
No ï coventin gnovs tutors.
Fevèlin duçh la nestre lenga,
Sedin siors, o sedin puors.
Ançha il nestri Santantoni (1)
Ulin falu sclaf, di bot;
Puors cirilos! no san forsi
Che a Gurizza son dissot?
Prepotenz, malcreanzàs
Pedoglos e plens di mui,
Dut il mond ï sberla cuntra
E a Vienna ï disin pfui.
Tignìn dunçha duçh insieme,
E l sclavat che l torni su
Nei soi monz, o su in Russia,
O nei braz di Belzubù.
A si sintin de lis bielis!
Don Anguria (2) ul fa il furlan!
A son rimis plui che sozzis, (3)
Scritis ju da un çhav di stran.
La nazion l è fata granda,
Son di je la tiara e ï class,
In plui lenghis j a il comando,
Su la Sozza e ne l Parnass.
Purchè forsi no gi toci,
De la cozza il brut destin,
Di passà de l roul la cima
E vè po che trista fin.
(1) Allude alla chiesa di S. Antonio nel rione
a settentrione di Gorizia, abitato nella grandissima maggioranza
da italiani, e dove, per disposizione del parroco Wolf,
ingiustamente appoggiato dalla curia, si tengono nellavvento
funzioni religiose in lingua slovena.
(2) Don Anguria è il nomignolo di Don Gregorcic, prete
radicale, Deputato alla Dieta ed al Parlamento, professore al
Seminario centrale, caporione fanatico del partito slavo, nemico
acerrimo dellelemento italiano.
(3) In ricorrenza del dibattimento, tenutosi a Vienna, accusatore
prete Budin, contro il Corriere di Gorizia e la Sentinella
del Friuli, il periodico sloveno Soca,
chiamato comunemente la Sozza, pubblicava una sconcia
poesia in dialetto friulano.
(n.d.a.) Siamo andati a cercare la poesia in questione e
pubblichiamo anche questa.
************
Nota del curatore g.d.c.
L'amico
e collaboratore Luigi Feruglio è andato a cercare sul periodico sloveno la corrispondente poesia.
Dal periodico sloveno
Soca (Isonzo) del 1° febbraio 1898.
Satò senza
Budin.
Muse ti domandi soccors,
Da te jo dopri tros colors!
Devi dipinzi un prozess
Di gran moral e interess.Si tratta prima del Corrier,
Che dei ebreos lè il gran guerrier;
E po de la Sentinella,
A cui i trema la busignella
Di dovè cussì tra lus e scur
Tros bóros sborzà fur.Ah! chisç son i biei sogezz
Che de lis lor burlis e disprezz
Jan dovut pajà il fio
Tropp çhar, sangue mo di bio!La puártin ben zimade
Se ançhe la jan petade;
E fevélin cussì
Parcé che i bruse;
No le forsi ver
Çhara la me Muse?Ma azìn per progression,
Disìn ce che lè avignud
Alla stazion.Là jera za lUngris e lOrsatti,
Lasset che cun chisç doi
Jo prima mi la disbratti.
Po il Prina e il Dive,
Che a spesis di no sai cui
Ogni tant si bágnin la pive.
Po il Seren e l Pipaviz,
Doi vers furlans
Pel Munizipi plens di slans.
Si çhiate il Giattutti
Del semita Corrier redator
E duçh i fan corona intor.
Ven finalment il Dottor Sgrazzabio,
Che per çhastì di Dio
Lè a braz di Don Biondutti.
Riva pur il Podestat Carlutti
Cun un altri biel sior
Plen di bon umor.
E ca inchìns e scapeladis
Senza nacuárzisi
Che ju fan ançhe al Scovastradis;
Che par dì la veritát
Ançhe a chel puor Toni
Lu jan impegnat
A fa di testimoni.
E di sior lu jan vistut
E di ogni çhossa providut,
Il qual benchè Scovastradis
A Vienna çhatarà
Lujaniis impiçhadis.Cà il Podestat
Par pajà ben il so tribut
I presenz ja invidát
A çholi un spagnulut.
Ma grazie i dis il Toni,
La prei che mi perdoni,
No cor che si lambichi,
Jo soi un . . . . che cichi.Ora un ferment
Suzed fra i convegnus,
Duçh plens son di spavent
Nel viodi
La femmina di Toni
Come un demoni
Sberlàigi: "Se son sti buládis?
Chel capót, che braghéssis?
Dulà mai lis jas comprádis?"
Oh! puore, i çhapa sveniment!
Attor di je duçh son
Fazind gran confusion.Ma il Sior Ruggero
Cussì profond in midisine
Cussì prátic nella so dotrine
Ançhe lui lè alla Stazion
Forsi per combinazion?E, fate largo, al sberle,
Son qua mi per piacerle!
Fece male alla pudìca
Lingrato odor della cica!
Tosto assaggiato a Vienna
Un poco di quel Budino
Non starà più col capo chino.* * *
Ma duçh son za in gropp
E móntin nel vagon
Confidant nel Dottor Kopp
E partíssin cun speranze
Della lor salvazion***
Let pur, let pur
Sarà doman la zornada
Che çhaparés
Una gran inc . . ada.* * *
Ca a Guriza intant
Chei poss interessaz
Van fantasticant
Sullesit del prozess,
Il qual a un dipress
Pei soi talians
Dovarés jessi favorevul
Che cui ebreos
Son i vers sovrans.* * *
Budin, Stanig, Soce,
Tribunal provincial . . .
Lopinion universal . . .
Oh Dio? se mai nus toce?
Cumínin i telegrams
E réstin duçh come tançh salams!
E il cur lor dà un sclopp
Per la piárdita del Kopp.* * *
Nuja paura. Le salva la moral!
Urla il Corrier. Il qual
Benchè in arie di aflizion
Finz di jessi allaltezza
Della so mission.
Interprete della coscienza
Della citát,
Crod di jessi né avilìd, né umiliat.
Salva lè la moral!
Za sin in carneval,
Che le di paià lis spésis
Per lis sos çhativis impresis.Un bon Budin
Uarévin dunçhe mangià
E bevi del bon vin.
Ma come il Scovastradis
Dévin ormai fà:
Nui altri che . . . . . . cicà.
************
Da "Pagine Friulane" Anno XI n. 5 del 18 settembre 1898
I scrituri e
le scritore de Furlania
a l dì dincùo
(nellAprile del 1898) (l)
Cô de la Patria véghe i còldi amuri
bramo in le charte, che a sti di se scrive.
( charte n cu spesso la virtue no vive )
de tu, gnó Furlanìa, zérco i scrituri ;e in ili cato i sinsi ncóra puri
de patria e de dové; e me par rivíve
d un Ede nassional sopra a le rive
de parola e didea ntrà i frischi fiuri .
Oh cô stiète me pàssa in cuor quel hore
che stago co i scrituri e le scritore
de l gnó Friùl!.. Per ogni cossa honestaècu-li duti co la pena lesta...
e de le Dòne scóntro intrà le prime
Gurizzana zentil ; e a ste gnó rimedago el honor de recordâ la ncùo
drio d òlti versi d ela, ch hè vigùo.A l talïan che ntè l tignî de Hunberto
de la stanpa ha l polé (lo digo avèrto)l pinsier ugùro, il cuor e la parola,
che da l Giudri de qua e de là a mè sbóla,de quele stanpe de l Paese mio
che l antigo penón no ha mai tradìo,cuma in Italia i fa su st hora, tanti
de la pena strapèrfiti briganti,digni de tirâ l pie soto el baston
e le scuriàe de forastièr paron.
Sebastiano Scaramuzza
gradensis.
Riduzione libera in prosa italiana.
Allorché io sento il bisogno di vedere un
patriottismo amoroso e caldo nelle pagine che si scrivono in
questo tempo pagine nelle quali la virtù di sovente è
morta (monca, e sparita) cerco gli scrittori tuoi,
o mio Friuli,
e in questi trovo ancora pure i sentimenti di Patria e di Dovere;
e mi par di rivivere sulle terre di un Eden nazionale, tra i
freschi fiori del pensiero e della parola.
Oh quanto rapide mi scorrono nellanima le ore, quando io mi
sto leggendo gli scrittori e le scrittrici del mio Friuli! per
ogni oggetto onesto
eccoli tutti con la penna pronta; e nella schiera delle
scrittrici incontro fra le prime Goriziana gentile; e do a queste
mie rime
lonore di ricordarla oggi, dopo di aver veduto, or ora,
alcuni versi di lei, informati a un santo ideale.
Allitaliano che nello Stato di Umberto ha in suo
potere la forza della stampa (ne fo dichiarazione aperta),
auguro il pensiero, il cuore, la parola di quella stampa che a me
viene volando dal di qua e dal di là del Judri,
il pensiero, il cuore, la parola di quella stampa del Paese mio,
che non ha mai tradito lantica bandiera,
come succede oggi in Italia, per opera di numerosi uomini, che
possono dirsi briganti della penna profondamente perfidi,
meritevoli di essere tratti agli estremi dal bastone e dalle
sferzate di un padrone straniero.
Sebastiano Scaramuzza
(1) I versi presenti furono composti nellAprile
di questo anno, pochi giorni prima di quei tumulti, che
disonorarono lItalia, e che si devono, in gran parte,
alla stampa sovversiva. Questi versi, adunque, stettero sepolti
circa quattro mesi.
************
Da "Pagine Friulane" Anno XI
n. 10 del 26 febbraio 1899
Una fioritura di poesie patriottiche
Nei giorni passati ricevemmo dal Friuli
orientale parecchie poesie patriottiche, nelle varietà. del
dialetto friulano parlato in talune di quelle graziose ville che
lo rendono così bello e caro. Sono, letterariamente, deficienti;
ma inspirandosi a quei sentimenti di resistenza ad ogni costo
nella lotta contro gli sloveni invasori, la quale anima tutte le
popolazioni italiane della Regione Giulia soggette allAustria,
si possono riguardare come piccoli documenti di un tale
avvenimento, invero grandioso nella storia della nostra gente e
come documenti, ne abbiamo scelte tre, che qui
pubblichiamo.
A LUCINICO
(friulano lucinichese)
Evviva Lucinins
Dal nom furlan,
L amat païs
Nassùt roman.
Viva San Zorz
Il to protetòr,
Di fede latina
Di antich valor.
Baluard del Friul
Ti han nominat,
Parzè che talian
Si as proclamàt.
Ben tu favellis
Di Giulio il lengàz
Che i barbars ju veva
Duçh massacraz.
Cumò purtrop
Un gnov aversari
La lenga to ciara
Ul ciolti di lari.
Ma il biel patrimoni
Del nestri furlan,
Tu simpri conserva
Dal jarbul talian.
Par chist uninsi
Cul vecio Leon,
In nom della patria
In granda legiòn.
Cussì linimì
Lu farin tremà,
Come di Lepanto
Si ricuardarà.
Lè nobil pensier
Di patria l amor,
Da cui scaturis
La gloria e 1 onor,
Viva duncia
O tiara natàl
Di Dante pur ama
Il si nazional.
A. Bresciani.
Pubblicata da Giuseppe Del Bianco, "Il Friuli e la guerra"., pag. 109.
************
Da "Pagine Friulane" Anno XI n. 10 del 26 febbraio 1899
ROBIS DI ATUALITAT.
Su furlans, su su sveinsi,
no lè timp plui di durmi!
in fraterno amòr uninsi
par faji front all inimì.È un esotiche genìe
senze storie, senze nom
ch è calade chenci vie
par çhatassi un mior paròn,chè nei lucs di lor partenze,
privs di ogni libertàd
ju vendevin e compravin
come bestiis al merçhatNestre civiltad latine
a ju à ben emancipaz;
ma de nature lôr feline
ançhemò no son spojaz.In tançh agn ca in Europe
che comprend tantis nazions
si àn formad in masse grande,
e oressin fàle da paròns.Vin ste naje su la puarte
baldanzose e prepotent
cul progett di fà man basse
mudà dutt a sò talènt.È la dolce nestre lenghe
che lor odiin pluj che maj
e oressin cambïàle
cun che nobil (???!) del zakai.In zakaj dutt nelis scuelis,
nei uficis (oh ce orors!)
fin sun dutis li tabelis!
In zakai ançhe i colòrs.Poi la sacre liturgìe,
in latìn, butà a fracàss,
e par fin il Paternoster
cambïalu in Oce nàs.Ce us par tant imprudenze?
po falante mo di maj!
nus tegnìso tanti ochis
o pur fuàrsi papagaj?Va assai ben ve toleranze,
che lè efiett di educazion;
ma sopuartà tante increanze
no si devi, no da bòn.A cui che use a ronâ,
mi diseve pùar miò von,
faji la barbe, e va fature
jù pa laghe, e ançhe savon.Di uardà la patrie nestre
a vin sacrosant dovê;
d impedii ogni molestie
e cualuncue displasè.Furlans çhars, io dunçhe us visi
a no duarmî nè tentenâ,
ma sta salz in sentinele
acuarz simpri e ben veglâ.
V.
Le prime 3 e le ultime 2 strofe pubblicate da G. Del Bianco, op. cit., pag. 110.
************
Da "Pagine Friulane" Anno XI n. 10 del 26 febbraio 1899
UNE VOLTE PAR-OMP
Puore Giulie, mal direte
Simpri stade sin cumò!
Lè dal milvotcent e quindis
Che han bandit le lenghe to.Tune lenghe a ti foreste
Traspuartade da lontan
Par sessante agns di seguit
Tu as dovùd domandà il pan.. . . . . . . . . . . .
No bastave là a dutrine
E savele par furlan,
Si scugnive il "Pari nestri"
Bradasçhalu in aleman.E cussì duquant par "slapar"
Si doveve savè di;
E ce no, legnadis mostris
Si n çhapave dì par dì.. . . . . . . . . . . .
Une sçhatule nes scuelis (1)
Iere usanze lès in zir
Par notà chel che in to lenghe
Esprimès un sol pinsir.Puor chel frut che ves sbrissati
ne peraule par furlan!
Pies che pies ce le ves dite,
Guai al mondo, in italian!Il so nom ripuartad 1 ere
Su d un rodul vuluzzad;
Cu le sçatule ançhe il rodul
l vignive consegnad.* Cussi d une man all altre
Chel imprest al leve intor,
Unic miez par che un frutt tenar
* Al deventi un traditor.Cui che in çharte figurave
Fur dal banch l ere clamat,
A le sabide di sere,
Par vignì ben bachetad.In quatr agn di "capo scuele"
O di che dette "normal"
Ognidun todesch saveve,
(Si capiss) o ben o mal.Un an dopo de sconfide
Çholte su a Königgrätz,
Han mandat per scuelis bassis
Une gnove porche lez.
In stis scuelis attualmenti
Che si clamin Popolars
Il todesch plui no sinsegne,
Ma stan pies, i puors scuelars.Nes Reals e nei Ginasis
Lis lezions son par todesch,
Cui che l ul là frequentalis.
Si capis che l po sta fresch.Lui si sinte nelle bançhe...
Sùbit dopo lè avilid...;
Come al lès a scuele in Chine,
Nè il capiss, nè le capìd.Mi ven su cumò a proposit
Un caset che uei contà,
Che nassùd mi è a Gurizze
Nel sessante, o lenti là.Un maestri, ciart un "puntar " (2)
O todesch che l fos, no sai,
Mi sintì une zornade
Che in furlan o fevelai.Le filade che hai sintude
Mi fasè di bot vaì!
Dovaress ben svengonzasi
A doprà che lenghe lì,Mi disè; chè nome i uarfins,
Chèi che vut no han genitors,
E la pies de le plebaje
In che lenghe ten discors. (3)Podès crodi ce gran strente
Che provai in tal miò cûr!....
Cà in Friul sprezzà che lenghe
Nella qual si nass, si mur!....Ce stis storis sucedessin
Nel paìs dei puòrs Zulù,
Si dirès di compatiju,
Come fat a lha Gesù;Ma da int che l ul sei colte
Inglutì di chesçh afronz,
No si po dismentëàju...
No; saldaz, no son i conz!. . . . . . . . . . . .
Ah provàit mo finalmentri
Ançhe ualtris "siors todeschs"
Ce che ul di sèi sot i altris!...
Ses vignuz po sot i Czechs!. . . . . . . . . . . .
Il Signor al ha del aghe
Di bagnà siors e pitocs,
Lè ançhe Sabide vignude
Pes patatis e pai gnocs.... . . . . . . . . . . .
Nus va mal ançhe a nualtris:
Cui sa mai ce che sarà?
Qualchi volte un gran miracul
Podaress Stin a spietà.Gradischie sullIsunz 22 zenar 1899.
Simplicio Saramone
(1) Nelli. r. Caposcuola di Gradisca
perdurò questinfame usanza circa fino il 1860. (Nel 1856
essa esisteva certo ancora). Consegnava cioè il maestro (A.
Pippan) il sabbato a sera, di nascosto, ad uno scolare, una
piccola scatola cilindrica di latta con entrovi un rotolo di
carta ed una matita. Il compito dello scolare era quello di
gironzare, massima nel domani (giorno di festa), il paese ed
unirsi ai condiscepoli che per caso trovasse. A lui era lecito di
parlare in friulano fintanto che si trovava in possesso della
scatola. Se un condiscepolo, eventualmente incontrato, alla
parola direttagli, rispondeva in friulano, il primo scriveva il
nome di questo sulla carta e gli consegnava la scatola, col
possesso della quale passavano in lui gli obblighi ed i diritti
del primo e da questo a un terzo e via avanti. Ciò seguiva fino
al prossimo sabbato a sera, in cui veniva fatto lo spoglio dei
nomi. E poveri quegli scolari il cui nome figurava sulla carta!
(2) Con questo termine si schernivano altre volte a Gorizia gli
Sloveni.
(3) Queste furono le parole testuali: "Schämen Sie sich
nicht die Sprache des Pöbels zu gebrauchen?"
La sola strofa fra asterischi pubblicata da G. Del Bianco, op. cit., pag. 111.
************
Da "Pagine Friulane" Anno XI n. 9 del 26 gennaio 1899
Pel Comizio
del 6 gennaio 1899.
Villotte goriziane (1)
Su furlans, stêt pronz in uardia,
Il nemì nus lè za aduess;
Difindêt sta nestra patria,
La so vita, il so progress.Di sta tiara benedetta,
Ùlin jessi i sclàfs paròns;
Ma sta volta j an falada,
Fan figura di minçhòns.Il governo, che ju juda,
Ul disfanus biell a ual;
Ma nualtris, no pardia
No cedin! vìn fatt il câl.A Pisìn e ca a Gurizza
Ùlin strenzi il lazz al cuèl;
Maladeta che justizia,
Malandret chel barigèl! (2)Viva il pópul e che stella,
Che nus j a simpri uardât;
Che si piardi che zizzania,
Cu l so dom e cu l cont mat.Tignin simpri duçh insieme;
Sei di duçh un sol pinsier:
A uardà chista Gurizza,
E mandà il nemì a linfier.
(1) Il 6 corrente fu tenuto a Gorizia un
Comizio pubblico di protesta contro il progetto di legge che
vorrebbe fossero pagate dagli italiani le scuole slovene. Abbiamo
avuto la invidiata fortuna di confondere la nostra anima nella
forte anima del popolo goriziano: e possiamo dire che quel
Comizio ordinato, serio, imponente resterà nella
Storia del travagliato Friuli orientale come una delle più
solenni affermazioni di Patrio affetto in questo secolo. Qui, a
ricordo del fatto, ci onoriamo di stampare queste Villotte,
gentilmente comunicateci.
(2) barigel = bargello, caposbirro.
Le ultime due strofe omesse da G. Del Bianco, op. cit. pag. 93.
************
Per la particolare curiosità, pur se si
riferiscono ad un periodo storico antecedente, riportiamo anche
queste due poesie.
Da "Pagine Friulane" Anno IX n. 2 del 16
aprile 1896
Li 26 Marzo
1714,
alle ore 10, partirono li croati da
Gorizia.
CANTO FORLANO.
Legramenti predi Briz
Plui no lait a Osean;
I crovaz son sa partiz
Il baron no ï dà plui pan.Drea ostîr, ne il Valentin
Vin nel podin plui no ï trai
Il segnat e plui bon vin
La bistolla plui no i vai.Il Scagnet nel so vignì
Nuv chiavai al mi mettè
E par jessi bon amì
No l tignì nissun par se.Poc zovava il di, no fait
No vin stalla, lug, ne vìn
Anchia ai altris dispensait
Dait. un pos al Visintin.Rispundeva, che il comant,
Lè za tal, da cui nol sai
Senza viodi alcun trabant
Il cortiv a lor lassaiCo battevin jeri sort
Nel clamà, crovat no sai
Spassizavin per la cort
Dut il timp che ronzeai.Sior paron disevin lor
Dait di cena, sin soldaz;
Io disevi: Par custor
Plaz di peltri no son faz.Ce duravin sol miez an
Nus brusavin lens e viz
Consumavin fen e stran
E miezz bosc dal Panaviz.Sin al Mai no vevin fen
Pan no jera sin al Zugn
Nissun chiast sarà plui plen
Plen di moscis sarà il pugn.Io ï vedei dug a partì
Con biel ordin a chiaval
E provai che in tun sol dì
Io uarî dogni me mal.Dunchia no legris vivin
Che partiz son ju crovaz
Son marchiaz fur dal confin...
Cussì mai no fossin staz!
************
Da "Pagine Friulane" Anno IX
n. 2 del 16 aprile 1896
RIMEDIO PER
GUARDARSI DAI CROVATI.
CANTO FORLANO.
Gurizzans e bassarui
Iu crovaz son za partiz
No ju viodarìn mai plui
Dome i doi che son nuviz.
Montagnars, menait pur lens
Son partiz i sgraffadors,
Fur dai fas no gratin fens
Plui no urlin come i ors.
Us di Pasca benediz
Za no mangin plui cun no,
I lassin i pittiniz
E ce che an in chiasa so.
No mangìn so groseai
Ne grioz in tal paniz
Vin scundut tal modeal
El cividin, che i plas al Briz.
Vin tripuzis di chiauret
E gubanis cu l savôr,
Voltarìn biel soi il spet
Cerchiarìn chel che lè mior.
A San Pieri po larìn
Par dâ jù un poc il past,
Biel plancuz chiaminarìn
E urtarìn po in qualche flasc.
Augurìngi bon viaz
Par furlan e par todesch;
No ualin plui vè crovaz
Ne par bez ne par imprest.
Doi mîl cleps j an distrigat,
Un cuaranta chiars di fen,
Cinq vassei di vin spazat,
Mi an brusat la rama e il len.
Tre curtis e tre pirons
Mi an scundut nel lor partì
Cu l scusassi, che i soi parons
Mai di tuart j an fat culì.
La so coltra Jacun Ross
La chiatà di sot il chiar;
A stimàvin che lor foss
Imprestada pa lunviàr.
Tonz di peltri ca e là
O che mancin o che no son
Fur das ballis podin fa
Iu batons pal so zipon.
Saveso ce? Fazevis miei
Uarda lor, che i sis puartons,
Cussì i curtìs, plaz e anei
Mai piardevis cui pirons.
Augurìngi bon viaz
Par furlan e par todesch;
No no ulìn vè plui crovaz
Ne par bez ne par imprest.