21/08/07 - Messaggero Veneto, 21 agosto 2007


Gorizia, l'insipido Isontino non cancella il friulano


di Michela Stanta

Quale goriziana, chiedo cortese ospitalità per esprimere la mia opinione a fronte delle lettere del signor Buffolini da Gorizia. Mi sembra che il signor Buffolini, quando scrive del Friuli e della lingua friulana, abbia una visione del tutto personale, oltremodo distorta, della storia di Gorizia e del suo territorio. Numerosi studi e pubblicazioni al riguardo - evidentemente ancora insufficienti - fra i tanti esempi ci dicono che, già nel Mille, l'allora signore di Gorizia Werihen che l'aveva ricevuta in donazione dal suo imperatore, si denominava "Conte del Friuli" e ancora nel
medioevo vi era chi si dichiarava, nel tedesco allora lingua ufficiale, "Friauler von Goerz" ovvero "Friulano di Gorizia"; alla fine del '500, a Francoforte, veniva stampato il Padre Nostro in friulano con la specifica che trattavasi di "goritianorum lingua" (lingua dei goriziani); del secolo successivo è una famosa veduta della città e del castello di C. Merian intitolata "Görz in Friaul" (Gorizia nel Friuli); nel '700 l'abate goriziano Bosizio traduceva in friulano l'Eneide e le Georgiche e così si potrebbe continuare fino ai giorni nostri quando, all'improvviso, il tradizionale nome di Friuli orientale o Goriziano è stato rimosso e sostituito da un insipido, artificioso e fuorviante "isontino" che, oltre a non rappresentare nessuno, non ha alcun fondamento storico. Non basta. Tutto ciò che è o sa di friulano viene identificato come udinese (perché?) e perciò da rifiutare, come se l'attuale condizione di Cenerentola in cui versano Gorizia e la sua provincia fosse da attribuire alla smania prevaricatrice dei friulani udinesi quando invece è risaputo che l'inizio del loro declino è cominciato negli anni Venti del '900 con lo smembramento del territorio dell'antica Contea voluto, si badi bene, da ambienti fascisti goriziani (!) per «diluire nel mare latino» l'allora dominante «elemento slavo». Quali progressi ci sono stati da allora se non uno spaventoso impoverimento socio-culturale - finanche nel modo di pensare - ed economico? Cosa ne viene a Gorizia e ai goriziani tutti da questo sciocco isolamento abbarbicato al concetto antistorico e vuoto rappresentato dalla parola "isontino"? A ben guardare, verrebbe da dire che tutte le migliori occasioni di sviluppo sociale, culturale ed economico della città e del territorio siano sfumate non a causa del Friuli bensì della classe dirigente goriziana. Ritengo che un riabbraccio con il resto del Friuli non possa che giovare a Gorizia e all'intera sua provincia sotto tutti gli aspetti mentre taluni atteggiamenti di chiusura non fanno altro che isolarle ancora di più di quanto non lo siano già, allontanando ulteriormente anche la prospettiva di un ricongiungimento dei comuni del Cervignanese - tutti profondamente friulani - al Goriziano (ipotesi, quest'ultima, più volte considerata anche dallo stesso presidente della Provincia di Udine Strassoldo, anch'egli goriziano di nascita). In quanto alla lingua friulana, non mi sembra che ci sia chi la voglia imporre a chi non la vuole. A mio avviso la bella parlata ladina di Gorizia, seppur minoritaria, è patrimonio di tutti e i goriziani dovrebbero farne un motivo di orgoglio, esserne gelosi custodi, valorizzarla e non gettarla alle ortiche come hanno purtroppo già fatto, in altri tempi, Trieste, Muggia e il Monfalconese (a onor del vero, per buona parte già slovenofono). Affinché la possano maggiormente apprezzare, mi permetto di invitare il signor Buffolini e tutti i goriziani a leggersi la raccolta "I fucs di Belen" del giornalista, scrittore e poeta friulano goriziano Celso Macor. Da goriziana amo la mia città e la sua storia complessa e millenaria; nel rispetto delle altre culture, mi sento friulana e cerco di trasmettere questa identità alle mie due bimbe di uno e tre anni con la consapevolezza che si tratta di un valore irrinunciabile, soprattutto in tempi di banalizzazione culturale come quello che stiamo vivendo. Auspico che la nuova amministrazione comunale - quella provinciale, sotto questo aspetto, mi sembra decisamente sorda e inerte - faccia in modo di rilanciare in grande stile la friulanità o, se più aggrada, la ladinità di Gorizia non solo "in casa" ma anche in rinnovati scambi con le regioni e le città d'oltralpe con le quali la nostra ha condiviso buona parte della propria storia come il Tirolo, Lienz e non solo.