( Per amicizia ospitiamo, ma la redazione non condivide le tesi espresse)

 

 

 

Udine e la “nuova” Provincia dell’Alto Friuli

(viste da un Gemonese)

 

E’ così grande la distanza che separa chi detiene il potere dalla gente comune, che solo “un sogno, una scommessa o un disegno alto”, può dare ormai a tutto un territorio, motivazioni sufficienti per avere fiducia nella politica. Per una parte dei Friulani, questa scommessa ancora non chiara e ben definita è la Provincia dell’Alto Friuli.

Un’istituzione che potrà nascere dalla volontà della gente e non essere calata dall’alto. La Provincia dell’Alto Friuli è percepita come “nuova”, non solo per il fatto istitutivo in sé, ma perché rappresenta la possibilità di soddisfare “il bisogno del diverso e del nuovo in politica”, come strumento per raggiungere i più alti livelli di libertà e di civiltà, voluti dai padri della friulanità.

E’ un salto di qualità nell’affrontare i problemi, che impone agli interessati una presa di coscienza mai prima così bene individuata. L’attuale livello culturale e di tenore di vita permettono alla popolazione di superare il “limite concettuale”esistente fra amministrazione delegata e gestione autonoma. E’ quindi un fatto di crescita, in tutti i sensi. Di questo, in teoria, nessuno dovrebbe lagnarsi. L’istituzione della nuova Provincia è dunque un atto politico di democrazia che muove dall’autonomia. Non è una variante tecnico-amministrativa dell’ordinamento esistente.

Non è una riedizione riveduta e ampliata della Libera Repubblica della Carnia.

L’autonomia si realizza quando si hanno i mezzi per fare ciò che si è pensato, programmato e progettato in piena sovranità. Allora si possono cucire insieme interessi universali e particolari e riempire il contenitore di significati e di valori veri e condivisi.

E’ chiaro che chi detiene il potere, con atavica mentalità padronale, si sente sconcertato, se non addirittura messo in discussione, dalla qualità dei ragionamenti, dal confronto democratico richiesto e dai comportamenti di coloro che nella gestione del potere non si sentono “diversi”, pur nella diversità. Non si sentono inferiori, pur essendo più piccoli. Non si pongono fuori dell’area storico-culturale dell’identità friulana, pur se emarginati dalle correnti di pensiero che cercano l’egemonia, nemica del multiculturalismo. Non si è sentito, né visto o letto da nessuna parte, che per creare le ultime quindici province ordinarie italiane si siano tirate in ballo così tante argomentazioni, deboli in sé, com’è accaduto e accade in Friuli. Regione peraltro esemplare, sotto molti aspetti, ma non per l’esercizio della democrazia, spesso oscurata da un deteriore populismo.

L’ultima pesante argomentazione, riassuntiva dei contenuti contrari all’autonomia è, in ordine di tempo, quella concernente il “principio autoritario di unità del Friuli” o del territorio di competenza amministrativa, imposto dalla Provincia. Altro sarebbe stato se si fosse accompagnata la costruzione di una “unità basata sul consenso”, pur in presenza di scarsità di mezzi, tutt’altro che dimostrata, viste le retribuzioni regionali. E’ dunque dall’alto che si vuole imporre un’unità, ritenuta necessaria per mantenere compatta “l’espressione geografica chiamata Friuli” e per ignorare l’esistenza d’interessi più generali, nella complessa varietà della sua popolazione.

Unità voluta da esponenti di settori e di corporazioni funzionali agli equilibri del potere o da sondaggi che essendo impostati per sostenere l’attuale Provincia, guarda caso, finiscono per essere una micidiale arma contro l’utilità della sua stessa esistenza, visti gli evidenti limiti di funzioni, di competenze, di progettualità e di mezzi a sua disposizione. Quell’appello all’unità, è sordo alle sollecitazioni, alle aperture, ai cambiamenti ed al nuovo che sale verso il Palazzo, è cieco di fronte all’evidenza della scadente situazione reale dell’Alto Friuli, nel contesto di tutto il sistema alpino, come ha rilevato anche l’Università.

In definitiva si vuole mantenere le disparità di condizioni socio-economiche che hanno fatto scappare dall’Alto Friuli, 30.000 abitanti in 30 anni. Pur con tutti “i benefici” del post terremoto e nell’attesa di quelli post alluvione! Questi argomenti sulla situazione reale, non sono i soli a far sostenere l’istituzione di un soggetto politico “diverso”, quindi non concorrenziale, ma autonomo e capace di mantenere equilibrato ed unito, questo sì, il binomio territorio / popolazione.

E affinchè non abbia a completarsi l’impoverimento e l’abbandono di tutta l’area, fragile e delicata per sua natura, ma anzi, sia assunta e considerata come una preziosa unicità e un’impareggiabile risorsa, è necessario crearvi ogni condizione e progettualità possibile, per elevare il tenore di vita, per dare sicurezza e per garantire lo sviluppo socio-economico alla popolazione, sul posto, dove ha il diritto di vivere. Dunque: non più solo riconoscimenti, estemporanei interventi dall’alto e deleghe, ma vera autonomia, per l’Alto Friuli!

Se questo è un sogno, chiamiamolo Provincia. Se sarà realtà la chiameremo “Provincia dell’Alto Friuli”. Certo che il momento politico richiede coraggio e forza. Siamo chiamati a pensare e a decidere anche per il bene delle future generazioni e per far capire ad alcune parti sociali, che se non si aprono anche agl’interessi più generali, potranno mantenere ancora per poco, i loro vantaggi.

 

Agli argomenti, sintomatici di un malessere politico, di chi è contrario all’Istituzione, è necessario dare risposte radicali e costruttive al tempo stesso.

 

- Per la delimitazione dell’area montana non ci si deve basare (solo) sull’altitudine, ad es. oltre i mt. 300 s.l.m., ma sul diverso modo di gestire ed usare la risorsa territorio.

- Per superare l’uso di parametri standard del tipo: valori assoluti fra, e di, territorio e popolazione, ad es. 100.000 abitanti su tot Kmq, ci si deve ricondurre al punto d’equilibrio capace di rendere compatibile una certa qualità di vita sul territorio, per un certo numero di abitanti.

- La dislocazione fisica non è un limite quando si creano le condizioni di permeabilità civile, sociale ed economica coi territori circostanti. Ad esempio il Tarvisiano, da area di confine diventerà centroregionale. Così Istituzioni civili e produttive, ora disomogenee, unendosi potranno diventare complementari. Si tratta di agire su conoscenze e su comportamenti, rappresentativi di appartenenze e di sentimenti tradizionali, che non sapendo offrire prospettive credibili per superare le problematiche esistenti, si celano dietro “No” senza discussioni.

- I riferimenti storici, antichi e moderni, non sembrano indispensabili e vincolanti per la creazione di un nuovo Ente. La considerazione è che anche la cultura umanistica non fa mai male e che le agiografie solo sfiorano la crescita e lo sviluppo della popolazione friulana, in questo momento. 

Diventa invece importante anche per le generazioni future, avere una visione ed un’interpretazione corretta del mondo attuale. Le citate ”precondizioni negative” devono in ogni caso, essere tenute nella massima considerazione, perché sono frutto d’esperienze, di tradizioni e di culture ancora ben radicate nel contesto e possono determinare, nel bene e nel male, l’indirizzo politico della futura istituzione locale, minandone o favorendone la creatività. Ogni elemento è prezioso e degno di rispetto in questo momento, in cui nulla è da imporre e tutto è ancora da scegliere.

 

Ci sono poi altri validi argomenti a favore della futura Provincia dell’Alto Friuli, come:

 

- il rapporto politico di Complementarietà / Competizione con la Città di Udine.

Udine, ben più della Provincia, ha capacità progettuale. Lo dimostra operando indirettamente su tutto il territorio “metropolitano ed oltre”, interpretando ed integrando le politiche di tutti i Comuni contermini, dandosi un respiro che la porteranno ai livelli di prevalenza, come ai tempi storici del Friuli della civiltà contadina. I contenuti sono dati dalla sanità, dall’istruzione, dalla ricerca, dal sistema produttivo, da quello dei consumi, dai trasporti e dall’uso del territorio.

Questo è il riferimento politico corretto per la futura Provincia dell’Alto Friuli, con il particolare che la storia non torna indietro e che Udine fa sentire la propria influenza fino a San Daniele, a Cividale, sino a metà della Bassa, a Manzano e fino ben sopra Tricesimo. Sergio Cecotti, pur non opponendosi al suo avvento, ha fatto intendere che la Provincia dell’Alto Friuli potrebbe creare qualche difficoltà al suo disegno.

Udine e Provincia, così come Trieste e Provincia, rappresentano a livello regionale due realtà metropolitane nelle quali l’ente intermedio risulta superfluo. Sono due aree che con la loro forza d’attrazione tendono ad impoverire i territori d’influenza, più deboli e marginali, come quello della nostra montagna. Per questo l’area metropolitana di Udine e la nuova Provincia dell’Alto Friuli devono interloquire, interagire e collaborare fra loro, in giusto equilibrio. Cecotti ha capito che questo percorso di modernizzazione è difficile, ma sa anche che non può impedire che l’Alto Friuli chieda ciò che Udine si prende. E non può sostenere a lungo, in modo credibile, il persistere di rapporti così dispari fra aree, anche in vista della costruzione di quella “realtà virtuale” che avanza velocemente. Il disegno riformista è compreso nella politica regionale mediata a, e con, Trieste.

 

L’inserimento istituzionale dei più ampi principi d’autonomia, nel nuovo Statuto Regionale, che la Provincia dell’Alto Friuli (come possibile esempio trainante per le Aree montane in via di sviluppo, a livello europeo) ha il diritto di chiedere e di ottenere per sè. (Se non li chiede ora, quando, l’Alto Friuli, li potrà chiedere?) Sarà questo uno dei metri di valutazione del potere, della credibilità e della cultura politica dell’attuale Giunta Regionale, che nel proprio programma ha già previsto l’istituzione della Provincia dell’Alto Friuli. “DS” e “Margherita” non potranno nascondersi dietro Illy, soprattutto su questo preciso punto.

Il livello ed il grado dell’autonomia, e ogni decisione in merito, spettano soltanto alle comunità interessate, che potranno fare trascrivere nello Statuto regionale che è “ancora aperto”, i loro diritti. Le comunità contermini, potranno, per legge, chiederne autonomamente l’inclusione nel caso lo ritengano conveniente.

 

-La crescita dell’Unione Europea, con l’entrata della Slovenia,

allargherà ulteriormente il respiro politico della nuova Provincia in materia, ad esempio, di sanità, di cultura, di economia, di turismo e permetterà di mettere a frutto, attraverso una curata permeabilità e “a rete”, tutte le potenzialità plurali e diversificate, di cui è naturalmente ed umanamente dotata l’area. Udine e la sua Provincia non potrebbero garantire tutto ciò.

 

-il “caso Gemona”- Il Comprensorio Montano del Gemonese, Canal del Ferro, Val Canale.

E’ tempo di alleanze per “crescere con”, non per “rivolgersi contro” qualcuno. E’ tempo per Gemona di capire e di interpretare la politica in senso moderno, difendendo il proprio interesse particolare e nello stesso tempo costruendo il bene universale del gemonese, quale cerniera di due Province. Potrà farlo non solo dandosi un’identità precisa, ma attribuendosene anche di altre, se riuscirà ad interpretare politicamente e culturalmente più parti nello stesso tempo.

Potrà farlo come soggetto forte e determinante, come parte pesante della nuova Provincia, usando e valorizzando appieno risorse e dislocazione geo-topografica, adottando metodi e comportamenti politici diversi e nuovi (Comprensorio, CIPAF, Prusst, Ag.21, Ospedale, Volumetrie abitative, Risorse culturali, finanziarie, ecc.). E’ impensabile puntare alla costruzione di qualsasi genere di muro, in mezzo al Friuli. Può tornare utile ricordare in questa sede che lo Statuto del Comprensorio Montano del Gemonese, Canal del Ferro e Val Canale, con chiara propensione ad una forte autonomia, è stato approvato da tutti e 15 i Comuni interessati.

Lo stesso ha fatto il Comprensorio della Carnia. Insieme costituiranno la nuova Provincia.

 

-La Chiesa non gerarchica,

 quella più vicina alla gente, non sarà contro i cambiamenti sociali, a meno di perdere in credibilità

 

-I 43 Comuni dei due Comprensori Montani, che costituiranno la Provincia,

si stanno comportando come 43 noci in un sacco. Fanno rumore, senza riuscire a comunicare fra loro e senza costruire una politica comune. Cosa che invece dovranno fare e bene, in futuro.

Per non parlare della miriade d’altri microcosmi politici. Perché, Provincia o non Provincia, se non sapranno rinunciare alla propria corazza, vi moriranno dentro o finiranno mangiati da parassiti e da roditori. E’ ozioso dire che 43 Sindaci, con quanto ne consegue, sono decisamente troppi, anche per chi riesce a giustificare, per quieto vivere e per il benessere di pochi, ogni valutazione in ordine ai costi, ai risultati che si ottengono, al livello della elaborazione politica, al potere contrattuale ed alle prospettive che rappresentano.

 

-Ed infine la scommessa-provocazione forte.

Perché le autorità civili e religiose di Gemona e di Tolmezzo, dopo essersi dichiarate una medioevale guerra per dei diritti che le leggi e la democrazia dello Stato italiano garantivano e garantiscono, non pensano ora a “far scoppiare la pace?” Non si rendono conto che mantenendo il muso duro vincolano le rispettive popolazioni-fedeli ad odiarsi fra di loro, senza risolvere alcun problema? Non servirebbe di più ricordare a Carnici e Gemonesi che pur essendo di diversa identità, non hanno interessi dissimili e che per tutti è conveniente e saggio difenderli con più razionalità?

 

Calibrare cultura, economia, convivenza civile e pacifica e far crescere in equilibrio vitale la qualità del binomio territorio/popolazione, sarà il non facile compito della nuova “Provincia dell’Alto Friuli”, intesa come “luogo della politica” dove rinascere liberi da abitudini e da preconcetti e pronti al rinnovamento ed alla crescita nell’Unione Europea.

 

Gemona lì, 31 dicembre 2003.              

 

                                                                                      Claudio Sangoi

                                                                               Capogruppo della Lista Civica

                                                                         “Gemona e Oltre / Oltri Glemone”

 

Intervento  per la Tavola rotonda:

 “La Provincia dell’Alto Friuli” – ultima opportunità.

Auditorium di Feletto Umberto (Ud) – 12 gennaio 2004.